Line 5, la Corte del Michigan blocca il tunnel sotto i Grandi Laghi
Annientato il permesso del 2023: i giudici dicono che la commissione statale non ha valutato tutti i danni ambientali. Le tribù native e le comunità del Midwest respirano, ma la battaglia è tutt'altro che finita.
Annientato il permesso del 2023: i giudici dicono che la commissione statale non ha valutato tutti i danni ambientali. Le tribù native e le comunità del Midwest respirano, ma la battaglia è tutt'altro che finita.
Per più di settant'anni, due condotte arrugginite hanno attraversato il punto in cui i laghi Michigan e Huron si baciano. Lo Stretto di Mackinac è un gioiello d'acqua dolce, sacro per le tribù native e linfa vitale per milioni di persone. Ma sotto quei quattro miglia di corrente, l'oleodotto Line 5 Michigan resta una bomba a orologeria.
Ora la Corte Suprema del Michigan ha tolto la miccia dalle mani di Enbridge. Con una decisione quasi unanime di 6 a 1, la scorsa settimana i giudici hanno annullato il permesso che nel 2023 aveva dato il via libera al progetto di sostituire quel tratto di tubatura con un tunnel scavato sotto il letto del lago. Una vittoria inattesa per gli ambientalisti e le tribù native, che hanno portato la battaglia fino all'ultimo grado di giudizio statale [1].
Non è solo una sentenza, è un messaggio: non si può autorizzare un progetto del genere senza guardare in faccia tutti i danni che potrebbe causare.
La Linea 5 e il mito del tunnel sicuro
Enbridge Energy aveva ottenuto il permesso dalla Michigan Public Service Commission (MPSC) nel 2023. L'idea era semplice: rimpiazzare il segmento sommerso, vecchio di decenni e più volte danneggiato dalle ancore delle navi, con un nuovo tubo chiuso in un tunnel di cemento scavato nella roccia del fondale. Un'operazione che la compagnia canadese ha sempre dipinto come la soluzione definitiva al rischio sversamenti [1].
Ma la giustizia Elizabeth Welch, scrivendo per la maggioranza in un'opinione di 58 pagine, ha smontato pezzo per pezzo quel racconto. La commissione statale, ha scritto, non ha considerato l'intera gamma di potenziali danni ambientali, né ha valutato come il progetto avrebbe impattato il diritto pubblico all'uso delle risorse naturali del Michigan. Un diritto sancito dalla costituzione statale e che migliaia di cittadini hanno invocato per fermare l'opera [1].
I giudici non hanno detto che il tunnel non si farà. Hanno detto che per farlo bisogna prima dimostrare che sia davvero sicuro. E la MPSC non ci è riuscita.
Chi paga il conto più alto
La decisione ha rimandato il permesso alla commissione per una revisione più approfondita. Questo allunga i tempi di un progetto già intrappolato in anni di ricorsi legali e ostacoli burocratici. Ma per le comunità che vivono sulle rive dei Grandi Laghi, ogni mese guadagnato è una vittoria.
Le tribù native della regione sono state in prima linea. Per gli Odawa, gli Ojibwe e i Potawatomi, lo Stretto di Mackinac non è solo un passaggio commerciale: è parte integrante della loro identità culturale e spirituale, protetto da trattati che risalgono al 1836. Sono stati loro a intentare causa, insieme ai gruppi ambientalisti, sostenendo che una rottura di Line 5 avrebbe devastato un ecosistema da cui dipendono la pesca, la sussistenza e le cerimonie sacre [1].
Enbridge ha dalla sua i sindacati e parte del mondo industriale della regione, che vedono nell'oleodotto un'infrastruttura critica per l'approvvigionamento energetico di Michigan, Ohio e Pennsylvania. Ma il precedente della fuoriuscita di Kalamazoo del 2010, quando un'altra condotta della compagnia sversò un milione di galloni di greggio nel fiume, è ancora una ferita aperta. Fu il più grande disastro ambientale interno nella storia degli Stati Uniti, e i lavori di bonifica sono durati più di cinque anni.
La trincea legale e il nodo petrolifero
La sentenza non chiude il caso. La Corte ha disposto che la MPSC debba rifare i compiti a casa, conducendo un'analisi molto più ampia degli impatti. Questo significa nuove udienze, nuove perizie e la possibilità che il processo si protragga per anni.
Nel frattempo, la Linea 5 originale continua a pompare fino a 540.000 barili al giorno di petrolio e liquidi di gas naturale attraverso lo Stretto. Ogni giorno che passa, il rischio di una catastrofe resta concreto. La governatrice Gretchen Whitmer aveva già ordinato la chiusura del tratto sommerso nel 2020, ma la mossa è stata impugnata da Enbridge in tribunale federale, dove la battaglia è ancora in corso.
La domanda di fondo, quella che la sentenza della Corte Suprema del Michigan non affronta direttamente ma mette sul tavolo, è se abbia ancora senso, nel 2026, far passare combustibili fossili sotto una delle più grandi riserve d'acqua dolce del pianeta. La risposta delle tribù e degli attivisti è chiara: no. E la Corte ha appena dato loro uno strumento in più per dirlo.
Che cosa farsene
La sentenza non spegne la Linea 5, ma accende una luce più forte sui rischi. Cittadini e comunità possono seguire il nuovo iter di valutazione della commissione statale e partecipare alle udienze pubbliche. Le tribù native hanno dimostrato che portare la costituzione in tribunale funziona: chi vive vicino a un'infrastruttura a rischio ha più potere di quanto pensi.
Le fonti
- A controversial plan to update Line 5 just suffered a major loss at the Michigan Supreme Court — Grist — Base dell'articolo: descrive la sentenza della Corte Suprema del Michigan, le motivazioni dei giudici, il ricorso delle tribù e le implicazioni per il progetto Line 5.
Le fonti
- A controversial plan to update Line 5 just suffered a major loss at the Michigan Supreme Court Grist Base dell'articolo: descrive la sentenza della Corte Suprema del Michigan, le motivazioni dei giudici, il ricorso delle tribù e le implicazioni per il progetto Line 5.